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Data: 23/05/2025 - Ora: 09:37
Categoria:
Cultura
Domenica VI di Pasqua.
Stiamo facendo un'esperienza stupenda: mentre ci accostiamo al Vangelo delle
domeniche di Pasqua, per condividerne con voi il significato profondo, con
commozione e gratitudine, ci sentiamo raggiungere dallo stesso Amore di Dio. Nella
Parola propostaci oggi da Giovanni, Gesù ci annuncia la Sua relazione con il Padre e
con i "Suoi", tra i quali siamo anche noi, né è difficile comprendere che desiderio
dell'Unigenito è farci stringere nell'abbraccio del Suo Abbà, tanto da formare, con
LUI, unità. Aver fede -abbiamo capito- non si riduce a una semplice nostra adesione
mentale alla divina Rivelazione, ma significa farsi incontrare dalla Trinità, nel
profondo del nostro cuore, luogo aperto alla relazione con l'Amore infinito. Il
nostro Dio non è un essere solitario, ma Eterna relazione tra Padre-Figlio e Spirito,
e Tale si offre alla contemplazione di ogni uomo, desideroso di accoglierLo in sé per
non patire, nella lontananza da LUI, solitudine e insignificanza. Grande tenerezza ci
ha colti, mentre rileggevamo il versetto del Vangelo odierno "Se uno mi ama
osserverà la mia Parola e il Padre mio lo amerà e "noi" verremo a lui e prenderemo
dimora presso di lui". La Parola -ci promette lo stesso Signore- ha la capacità di
generare, in chi la ospita, il Paradiso, sede dei beati. Gesù sta per tornare al Padre,
ma non ci lascerà mai soli: manderà infatti a noi lo Spirito Santo -Amore- Persona
che lega il Padre al Figlio. Questi ci ricorderà ogni cosa detta da Gesù.
Se ci apriremo ad ospitare il nostro Dio, diventeremo finalmente capaci di:
1) Amare, come Gesù, fino all'offerta totale di noi stessi.
2) Credere nella vita eterna, nella quale saremo introdotti dalla morte -passaggio- e
soprattutto
3) Desiderare la visione del volto di Dio, visione che consentirà al nostro essere (tra i
salvati) di divenire così come Dio stesso è. Quindi tutti insieme, in LUI, formeremo
un'indissolubile unità.
Autore: Mariagrazia Camassa
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