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"Quanto" e "come" siamo "noi" cristiani oggi

Data: 04/02/2026 - Ora: 11:45
Categoria: Cultura

cristiani

Domenica 8 febbraio V domenica del tempo ordinario


Meraviglia, come sempre, la capacità magistrale di Gesù Cristo, nell’annunciare il Vangelo ai suoi discepoli e alla folla di
semplici che Lo seguono e Lo ascoltano. Il Nazareno per raggiungere quanti sono al Suo seguito, da attrarre ai contenuti del
Suo insegnamento, quali il Regno, la Carità, la Paternità di Dio, propone la comune esperienza del "cibo insipido" con il
conseguente apprezzamento del sale, come insostituibile ingrediente per la cucina, per dare necessario sapore. Di seguito Gesù
allarga l’accezione alla "sapienza" umana (sapienza deriva da sapore), necessaria tra le persone che vivono in relazione nella
vita. Gesù, mentre spiega l’inutilità del sale privato del suo potere, ci comunica al contempo, per sottinteso, quanto sia
impoverente il rapporto con gli insipienti. Il vero cristiano – colui che si pone dietro di LUI – sa dare il giusto sapore alla sua e
alla altrui esistenza, riconoscendo al comune pellegrinaggio terreno, una meta precisa – l’Eternità da vivere nella Casa (cuore)
del Padre celeste – e coltivando, in sé stesso come sostegno, la "speranza" di essere abitato dal Cristo, secondo la promessa
ricevuta, i Sacramenti e il Vangelo delle beatitudini (regole offerte dal Cristo stesso). Lo stile che ci distingue è la carità fraterna
– fondamento cristiano necessario per superare la solitudine, nell’andare verso il Regno dei Cieli - . Se però malauguratamente,
i discepoli del Cristo perdessero le ragioni della loro presenza nella storia umana, l’esperienza diverrebbe, per tutti gli uomini,
insipida, come una pietanza povera di sale e vivremmo (poveri noi!), da insipienti. Gli idoli e le ricchezze affascinano
nell’immediato l’uomo, ma presto lo lasciano vuoto e infelice. Basta guardare il numero di suicidi nei paesi più evoluti e ricchi
del pianeta.
Gesù ai sempre più numerosi suoi ascoltatori insegna, dopo l’esaltazione della necessità del sale, per insaporire gli alimenti,
che colui che trova la luce non può vivere senza divulgarla; porta, ad esempio, una città illuminata su un monte e la lampada in
un ambiente oscuro, necessarie ambedue per vincere le tenebre che disorientano.
La domanda che oggi ci poniamo è la seguente; "Quanto" e "come" siamo "noi" cristiani oggi? Attingiamo dalle celebrazioni
domenicali e direttamente dal Vangelo la "sostanza" per "vivere" coerentemente la nostra fede? Viviamo, secondo lo Spirito
delle Beatitudini, il nostro quotidiano? Fondiamo le nostre relazioni umane sulla Carità fraterna annunciata dal Cristo?
Ricordiamo che è affidato a noi, Suoi discepoli, il compito di dare sapore alla storia umana, in vista della meta che ci attende;
siamo noi i depositari dei valori e della gioia della testimonianza al Cristo che ci abita...
In caso ciò non fosse saremmo, alla fine, giudicati colpevoli di aver reso inefficace il Vangelo stesso e buia l’esistenza di quanti
avremmo noi, come testimoni, dovuto indirizzare verso il Regno dei Cieli.

Autore: Mariagrazia Camassa

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