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Data: 25/09/2026 - Ora: 11:07
Categoria:
Cultura
Domenica 27 settembre
Quest’oggi Gesù nella Parabola, che racconta ai capi del popolo e dei sacerdoti, divide l’umanità in due gruppi: al primo
appartengono i formalisti, così come erano coloro che Lo ascoltavano in quel momento (e come purtroppo siamo spesso anche
noi cristiani, oggi): per definizione fedeli al Vangelo, ma che in realtà, ieri avevamo come oggi (abbiamo) reso la Parola di Dio
una filosofia , che non modifica, alle radici, scelte di vita. Formalista si rivela il maggiore dei figli del padrone della vigna:
questi accetta, di buon grado, l’invito al lavoro fattogli dal padre, ma poi non lo concretizza.
Al secondo gruppo appartengono invece i pubblicani e le prostitute, considerati dai perbenisti del tempo, peccatori perduti.
Costoro effettivamente si erano rivelati fragili, nei confronti della legge morale, però alla predicazione di Giovanni Battista e
all’annuncio del Vangelo si erano convertiti. Così aveva fatto il secondogenito del Padrone della vigna, che aveva opposto un
diniego irrispettoso alla richiesta del Padre, che lo aveva invitato al lavoro, ma che poi, pentito, si era recato nella vigna. Gesù,
al termine della Parabola, rivela, senza mezzi termini, quale sarà il giudizio finale di Dio sul mondo: pubblicani e prostitute,
convertiti, saranno eternamente salvi, mentre i capi del popolo e dei sacerdoti, che si dichiaravano, per il Vangelo, ma erano
sostanzialmente ipocriti, si sarebbero perduti.
Se dovessimo riconoscerci fra quanti si limitano a "dichiararsi cristiani", ma non vivono secondo la parola di Dio,
convertiamoci finché siamo in tempo. A che cosa, infatti, ci servirebbe aver guadagnato il mondo intero, se perdiamo la vita
eterna?
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