È la classica missione impossibile: aiutare le imprese a a sopravvivere con iniezioni di liquidità
Capitolo scottante dei bilanci locali sono i debiti verso le imprese per forniture ricevute ma pagate con ritardi anche di anni. Un problema che affligge Regioni ed enti locali, e naturalmente lo Stato, ma che per le imprese rappresenta una sofferenza finanziaria ormai insopportabile. Di qui le novità del decreto: entro due mesi dall'entrata in vigore del decreto sarà promosso un tavolo – con Economia, Regioni, Anci, Upi e Abi – per arrivare alla stipula di una convenzione aperta a banche e intermediari finanziari che punti a: formulare soluzioni per fronteggiare la crisi di liquidità delle imprese causata dai ritardati pagamenti; trovare compensazioni nel patto di stabilità regionale per fasce di popolazione degli enti territoriali; individuare nuove modalità e altre agevolazioni per la cessione pro-soluto dei crediti certi ed esigibili; stabilire criteri per la certificazione dei crediti.
È la classica missione impossibile: aiutare le imprese a a sopravvivere con iniezioni di liquidità e insieme a rientrare dei propri crediti verso Regioni e Comuni per forniture e servizi resi ma rimborsati anche dopo più di due anni di stop delle fatture. È la sfida quasi nascosta in fondo al nuovo testo dell'ottavo e ultimo tassello del federalismo fiscale su «premi e sanzioni» per gli amministratori locali, che ieri ha incassato il disco verde del Consiglio dei ministri e che attende a questo punto soltanto la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Governatori e sindaci in default rimossi per fallimento politico e ineleggibili per dieci anni; ruolo decisivo della Corte dei conti nei controlli locali; ministeri sottoposti a fabbisogni e costi standard e ministri che potrebbero rischiare la sfiducia individuale in Parlamento. Il decreto, contestatissimo da governatori e sindaci, ieri è stato ovviamente difeso a spada tratta dal ministro per la Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli. Che a Regioni ed enti locali pronti a ricorrere alla Consulta, ha intanto risposto non esattamente tra le righe: «Non si può chiedere all'oste se il suo vino è buono o agli automobilisti se sono contenti di essere multati. Siamo convinti che si tratta di un decreto molto equilibrato e assolutamente necessario».