Primo importante appuntamento della manifestazione salentina
Sabato 5 luglio, il pubblico, dalle sue poltrone di prima classe, ha acclamato impaziente e numeroso l'apertura delle serate musicali della rassegna Negroamaro.
La prima a raggiungere sul palco i suoi strumenti è stata la Palast Orchester, in smoking bianco con papllion nero, a cui si è unito, col suo frac, il baritono Maxe Raabe.
Iniziando con un pezzo degli anni '30, il gruppo berlinese ha saputo trasformare l'atmosfera barocca di Palazzo dei Celestini nel ponte di una nave, per rendere più lieto il lungo viaggio da una sponda all'altra dell'oceano.
L'atmosfera è stata abilmente creata con i luminosi pezzi della musica dei nostri nonni (fox trot, cherleston, rumba e valzer), ma soprattutto dall'attorialità dei componenti l'orchestra: Max Raabe distinto, vagamente annoiato e appoggiato - languido - al pianoforte, dietro la bella violinista; lei, Hanne Berger, ammiccando al sassofono tenore Bernd Frank.
Sempre in una pefetta ricostruzione degli anni trenta, come sapienti improvvisatori, il chitarrista Ulrich Hoffmeier con la batteria di Vincent Riewe, dialogavano musicalmente, raggiunti, in veri e propri balzi, dall'abile pianista Ian Wekwert.
Con la celebre versione di "sex bomb" di Tom Jones, gli anni '20 e '30 si sono mutati in accordi che, non senza ironia, hanno elegantemente contaminato pezzi celebri del pop moderno, del rock e della musica cubana.
Eccezionale è stato il valzer "dei campanelli" e il charleston ricamato dai particolari accordi dei flauti.
Il pubblico di questa nave, in viaggio sull'oceano Negroamaro, ha ascoltato ottima musica, ma si è anche divertito, grazie alla caratterizzazione ironica di Max Raabe e sulla falsariga degli ottoni, che hanno richiamato alla memoria, con le voci, gli acuti, i contralti e le maschere, i tre porcellini e chi produce i rumori nei doppiaggi cinematografici.
La platea era entusista e, se dopo il secondo bis ha smesso di appaludire, è solo perché l'ultima uscita in frac, solo maschile, della Palast Orkester e del suo cantante ha lasciato tutti senza fiato con un emozonante rifacimento della classica cubana Donna Maria che ci ha fatto, in fine, attraccare all'altra sponda dell'Atlantico.
Autore: Valentina Stamerra