Al Museo Sigismondo Castromediano
Chi lo ha detto che per vedere i quadri dei pittori impressionisti francesi bisogna recarsi in Francia o alla "Tate Gallery" di Londra?
Una mostra - e che mostra! - di quegli amati artisti che restituirono vitalità e colore alla pittura, è stata allestita a Lecce nei restaurati locali del Museo Provinciale "Sigismondo Castromediano", per iniziativa dell’amministrazione provinciale.
Già in corso e visitabile gratuitamente sino a tutto il 10 di ottobre, la mostra si snoda lungo un itinerario contenuto ed adeguatamente illuminato, ed è già stata visitata da ben 4.000 persone. Soprattutto turisti, che non si sono lasciati sfuggire l’occasione di visitare appunto, nella città del barocco, una rassegna dedicata a così grandi e famosi pittori.
Si intitola "L’Impressionismo romantico in Normandia": è curata dal direttore del Museo, Antonio Cassiano, e sulle pareti "mostra" addirittura un capolavoro di Claude Monet, "Etretat", un olio su tela 27 per 41 centimetri, ed ancora un "gioiello" di Eduard Vuillard, "Giardino a Amfreville" (olio su cartone incollato su tavolo), nonché due "bellezze" di Jean-Baptiste Camille Corot, "Riva di palude con una guardiana di mucche" e "Via di paese in Normandia". Per non dire Gustave Courbet, Eugène Boudin, Frank-Myers Boggs e tanti altri ancora, tra i quali non va certamente dimenticato Raoul Dufy.
Insomma una mostra davvero superba, che Lecce ha preso in prestito dal Museo di Belle Arti della città di Caen, in Normandia, dove risiede in pianta stabile, perché di proprietà del Consiglio Regionale della Bassa Normandia.
La mostra è stata inaugurata il 28 luglio scorso, in concomitanza con la riapertura, dopo quattro anni di lavori, del Museo Provinciale, e senza tema di smentite, costituisce il primo grande evento pittorico della città di Lecce.
Corredata da un elegante ed "informato" catalogo, come s’è detto ha già attirato frotte di visitatori. Non ultimi i francesi, che parlando con gli attenti custodi della struttura, si sono detti non poco meravigliati di trovare nel Tacco d’Italia, una così importante mostra, di cui alcuni neppure conoscevano l’esistenza nel loro stesso Paese.