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Riflessioni sulla dura realtà tra guerra e ingiustizie

Data: 22/09/2022 - Ora: 10:24
Categoria: Cultura

preghiera

Chi uccide è sempre Caino. La guerra è sempre ingiusta

Carissimi,
non so quanti fra voi abbiano letto "Essere o avere" di E. Fromm. Io, come insegnante, avendo davanti classi di 11-
13enni borghesi, più volte ho fatto riferimento a questo testo, dimostrando che non sono le ricchezze a condurre la
vita dell'uomo, tanto è vero che i ricchi soffrono per le malattie, per i tradimenti affettivi, per le povertà intellettive e
del cuore. Né il denaro sa prolungare di un solo minuto la vita di chi lo possiede.
Nella volontà della Provvidenza divina, fra noi, uomini, dovrebbe funzionare la teoria dei vasi comunicanti, nei quali i
liquidi non possono rimanere alti in alcuni, e bassi, in altri, ma si dispongono, in tutti, allo stesso livello. Allo stesso
modo, la divisione dei beni, fra gli uomini, non dovrebbe farsi rovinare dall’accaparramento di alcuni, che così
divengono ricchissimi e ingiusti, nei riguardi di tutti gli altri, impoveriti dalla rapina, operata dai primi (pochissimi!).
Oggi piangiamo per la carenza di comodità cui ci sottopone la guerra, causata da accaparramenti ingiusti e dall'uso di
armi che certa industria continua a produrre, soprattutto per ragioni di lucro, e in vista del potere indebito di alcuni
su altri popoli. Chi uccide è sempre Caino. La guerra è sempre ingiusta. Il commercio delle armi prodotte è sempre
micidiale.
Sapete che cosa impararono i miei alunni? A guadagnarsi il denaro necessario per le loro vacanze estive e, ancor
prima, per mantenersi all'università e ne erano felici! Il denaro -impararono cioè- è un mezzo, non un dio, né una
appannaggio familiare, di cui vantarsi, per emergere ingiustamente, a svantaggio degli altri.


Nel bambino di Betlemme già vive il Crocifisso.
È impossibile separare la Pasqua
dal Natale,
Gesù infatti già nasce Crocifisso;
a Betlemme già ci amava tanto che
tutti, in LUI, avevamo un nome
(eravamo membra del corpo suo piccino).
Inchiodati alla sua stessa Croce, ad una sola voce,
implorando Redenzione,
poi giungemmo al Golgota: se lì siamo morti
in GESU’, luminosi, siamo già risorti.

"Padre nostro che sei nei cieli..."
Se ci accostiamo a Gesù,
primo tra noi fratelli,
e nostro Redentore,
cominceremo a vivere, implorando,
al centro dei nostri giorni,
di continuo il "Padre nostro"!
L’Abbà, come respiro vitale,
già abita il nostro intimo,
rendendo Cielo divino, il nostro cuore.

Autore: Mariagrazia Camassa

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