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Il Vangelo della XXIX domenica, commento

Data: 14/10/2021 - Ora: 10:36
Categoria: Cultura

vangelo

Sempre più incapaci anche
noi di capire l’Amore del Cristo, che si pone al servizio umile, senza chiedere
compensi.


Continua il cammino di Gesù, con gli Apostoli, verso Gerusalemme, luogo della
Passione di Croce del Maestro, evento di cui Egli ha parlato con i dodici, senza però
essere stato compreso.
Troppo radicata è infatti, in questi, la certezza di essere al seguito del Messia, capace
di miracoli e vincitore sulle fragilità degli esseri comuni. Vivono gli Apostoli felici di
essere stati da LUI scelti, in vista di una vita prodigiosa e di un premio eccezionale
che li "incoronerà" poi per l’eternità.
Si pensa che, spinti dalla madre, i figli di Zebedeo, facciano quindi la loro ovvia
richiesta: accanto a te, Gesù, nel Tuo Regno. Non si irrita il Maestro, di fronte alla
tanto grande incomprensione di Giacomo e Giovanni (LUI va a morire sulla Croce per
gli uomini, mentre loro pensano, in modo estremamente umano, ai riconoscimenti),
rivela loro però la fine che li attende, poiché sono al suo seguito; risponde quindi alla
loro richiesta di "incoronazione", con un umilissimo "Non spetta a me decidere"!
E’ sempre più obbediente al Padre questo divino Unigenito, che morirà per noi,
come Redentore, ma senza attribuirsi alcun potere, che dal suo Sacrificio, possa
derivarGli .
Quanto possiamo identificarci noi nei figli di Zebedeo! Sempre più incapaci anche
noi di capire l’Amore del Cristo, che si pone al servizio umile, senza chiedere
compensi.
Questa è la novità, per l’umanità di tutti i tempi, annunciata dal Vangelo: il Figlio di
Dio è venuto fra noi per farsi schiavo, degli uomini da salvare, quindi disprezzato,
non riconosciuto, accusato di blasfemia, muore sulla Croce. A duemila anni di
distanza, non è cambiato, per molti di noi, il giudizio che Lo vuole reo e (meraviglia
grande!) neanche il Suo su di noi: continua ad amarci, infatti, come fratelli, figli
guadagnati per il Padre.

Autore: Mariagrazia Camassa

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