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Derattizzazione. Intervista a un professionista

Data: 12/02/2019 - Ora: 10:57
Categoria: Attualità

derattizzazione

Grazie a Emanuele Rizzo per la sua cortese collaborazione.

La redazione di Sudnews ha intervistato Emanuele Rizzo, derattizzatore professionista dell’azienda "Bio Tech-disinfestazione e pulizie" con sede a Frigole (LE).

1) Come mai nonostante le nuove tecniche derattizzanti il problema dei ratti nelle città continua ad essere una realtà persistente?

R: Tutto questo è dovuto al fatto che il ratto è un animale molto intelligente… si evoluto, ed è in continua evoluzione. Quando viene fatto un trattamento per avere dei risultati efficienti e concreti, bisognerebbe attuare delle tecniche e dei principi attivi sempre nuovi, solo in questo modo si riesce a controllare, ma non a eliminare il problema.
A questa evoluzione del ratto dobbiamo aggiungere il fatto che ci sono delle campagne incolte dove nessuno fa una derattizzazione come si deve o non partecipano tutte le persone coinvolte.
A oggi sembra che qualcuno sia riuscito a capire che la derattizzazione è importante.
Non c'è più la presenza del rettile che è fondamentale perché mangia il ratto e se manca il suo primo nemico naturale, il ratto ha vita più facile… il gatto invece è diventato troppo domestico e quindi ha perso un po’ l’istinto del cacciatore. Queste sono aspetti che favoriscono la presenza dei ratti.


2 il ratto è un animale prolifero?

R: Si molto soprattutto nel periodo estivo, in inverno un po’ meno… diciamo che il loro accoppiamento nel periodo invernale è meno frequente per i ratti che non vanno in letargo. Quelli che vanno in letargo sono i topi di aperta campagna, che non hanno la possibilità di potersi proteggere in luoghi caldi… laddove hanno questa possibilità non vanno in letargo e quindi in città proliferano tranquillamente.

3) In che misura il tuo lavoro è cambiato negli anni da un punto di vista tecnico? E quali sono state le principali innovazioni nell’ambito derattizzante?
R: Come dicevo prima, nel corso degli anni è cambiata molto la mentalità del cittadino, che ha iniziato a capire quanto la derattizzazione sia importante indipendentemente che sia fatta da un cittadino o da un’azienda, in maniera concreta, seria e non a casaccio! Utilizzando i prodotti senza un minimo di informazione, c’è il concreto rischio di creare dei danni ad animali che non hanno nulla a che fare con il topo.
Anche se le case di produzione di derattizzanti danno per certo che i veleni non siano appetibili agli animali domestici, spesso non è cosi… alcuni animali domestici possono trovarli gustosi. Altri no.
A me è capitato di dover portare il mio cane da un veterinario per salvargli la vita.
Quindi bisogna capire che cosa si sta andando ad utilizzare… se succede una cosa del genere come bisogna intervenire? Per combattere il principio attivo dei veleni che è l’anticoagulante serve la vitamina k1.
Questa è un’informazione che si trova solo sull’etichetta che molti purtroppo non leggono e questo non va bene per una derattizzazione fai da te.

4) Cosa succederebbe in una città se il tuo lavoro non fosse previsto?

R: Succederebbe che saremmo noi a dovercene andare dalla città… il topo è un animale in continua evoluzione, molto intelligente, capace di fare ragionamenti prima di intervenire in qualcosa. Prima di invadere qualunque posto, loro studiano e hanno una capacità di memoria impressionante! Nel momento in cui scorgono una novità, loro vanno in allarme perché sono molto attenti a tutto.

5) Puoi farci un esempio concreto riguardo il loro modo di ragionare?

R: Mi è capitato che un ratto sia riuscito ad entrare in un appartamento al primo piano, è riuscito per ben 10 giorni di fila ad entrare e uscire da un pensile della cucina... noi della derattizzazione ogni giorno chiudevamo il pensile e il topo non mangiava niente di ciò che gli lasciavamo, dalla pasta alle brioche con dentro veleno liquido… lui mangiava solo frutta e ortaggi e nient’altro!

6) un animale sano!

…(ride)… siamo riusciti a catturarlo solo capendo che usciva dal pensile, perché lui non lasciva tracce. Il ratto era grande tra i 50 e i 200 grammi.. parliamo di un esemplare adulto e grande.

7) Si può dire che i ratti siano animali potenzialmente aggressivi?

R: Mmmh non mi è mai capitato di essere attaccato, però ci sono i ratti di fogna che vivono in branco e attaccano in branco, loro non hanno paura quasi di nulla.
Vivendo nelle fogne, che non sono un ambiente facile, sviluppano un livello di aggressività e ferocia molto più alta rispetto ai ratti che vediamo in campagna, non è certo bellissimo trovarsi un ratto di fogna davanti!

8) L’ hai mai visto?
R: Si e non è bellissimo, lui non ha accennato un attacco, ma non ha neanche avuto paura… e quando un ratto non ha paura può tranquillamente attaccare nel caso si senta minacciato.


9) In caso di morso da parte di un ratto, nell’immediato, quale sarebbe il primo consiglio che daresti?

R: Di andare subito al pronto soccorso: fare un’antitetanica e un’antirabbica è la cosa principale perché sono animali che vivono nell’ aria aperta e i topi di fogna sono molto sporchi! Non sarebbe male disinfettare la ferita magari senza tamponare subito la fuori uscita del sangue ma facendolo fuoriuscire un po’.

10) Per quanto riguarda altre tecniche di controllo della presenza dei ratti nelle città, potrebbero esserci metodi alternativi non di sterminio come ad esempio una presenza massiccia di colonie feline non addomesticate e loro nemici naturali?

R: Non bisognerebbe fare l’errore opposto: se si inseriscono animali selvatici in giro per la città, andremmo poi a dover combattere il randagismo e non finiremo mai.
Bisognerebbe lasciare che la natura faccia il suo corso. Prima esistevano dei rettili anche nelle città cosi come le volpi ma la loro presenza non è più contemplata nei luoghi urbani.
Ci sono delle tecniche innovative che sono quelle di cattura: dovremo catturare il topo per poi liberarlo nelle campagne, purtroppo non è molto semplice perchè il topo quando è catturato nelle gabbie, dove non c’è presenza di veleno, ma solo alimentare, noi derattizzatori non facciamo in tempo a portarlo in campagna perchè muore da solo per stress…Io sono il primo che dice al cliente di fare attenzione , di controllare la presenza de ratto all’interno della gabbia e di chiamarmi immediatamente ma spesso capita che il cliente non va a vedere e dopo alcuni giorni il topo è morto o morente.
Quando il cliente è sufficientemente collaborativo, tutto avviene nella maniera corretta e senza dover uccidere l’animale.

10) è possibile che la nostra condotta di lasciare l’immondizia tutta la notte in giro per strada sia un incentivo per ratti?
R: Se la nostra spazzatura fosse lasciata negli ambienti e nei contenitori giusti, non dovremmo avere questo problema ma molto spesso vedo in giro per la città sacchetti della spazzatura lasciati ovunque. L’organico residuo questo attira ratti o altri animali

11)Credi che i ratti possano essere animali da compagnia o cibo per varie popolazioni come la Cina, Il Vietnam e crede nell’utilizzo di questo animale per scopi scientifici?

R: È un dato di fatto: lo usano come cavia da laboratorio e come alimento, io non lo mangerei, C’è chi lo fa ma credo che da mangiare ci sia ben altro! (ride)

12) nell’uomo esiste da sempre una naturale avversione verso il ratto, tu ce l hai o ti sei immunizzato lavorandoci a stretto contatto?

R: Io ho non mai avuto paura, da piccolo ci giocavo abitando in campagna. Non ho timore di nessun animale.. ci sono animali che devono essere rispettati e i ratti sono fra quelli. Loro mi danno comunque un lavoro e io li rispetto.


13) Quindi Ti dispiace doverli uccidere?

R: Si mi dispiace molto ma non si può lasciare il ratto senza combatterlo perchè le città diventerebbero invivibili


14) Nel tuo lavoro hai commesso più allontanamenti o soppressioni?

R: Purtroppo soppressioni perche quando il cliente chiede di catturare un topo il derattizzatore deve adottare qualsia metodo per poterlo fare. E molte volte non si riesce a catturare il topo vivo e la collaborazione del cliente è molto importante.
Comunque non è possibile sterminare questa specie.

Grazie a Emanuele Rizzo per la sua cortese collaborazione.

Autore: Susanna Conte

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