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Presentazione del progetto "Grotta dei Cervi" di Porto Badisco di Nicolò Bongiorno

Data: 24/04/2026 - Ora: 09:43
Categoria: Attualità

Nicolò Bongiorno, autore, regista e produttore di documentari

Ieri 23 aprile 2026 alle ore 10.30, presso la Sala Conferenze della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e
Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto in via G. Libertini n. 6 – Lecce, ha avuto luogo la conferenza
stampa per la presentazione del progetto "Grotta dei Cervi" di Nicolò Bongiorno


Sono intervenuti
Arch. Antonio Zunno – Soprintendente ABAP per le province di Brindisi Lecce e Taranto
Dott.ssa Serena Strafella – Funzionario archeologo responsabile per il territorio di Otranto
Prof. Fabio Martini – Professore onorario di Paletnologia – Università di Firenze
Dott. Nicolò Bongiorno – Produttore e regista


Nicolò Bongiorno, autore, regista e produttore di documentari, dal 2022 è impegnato nello sviluppo, nella produzione e
nella regia di tre nuovi ambiziosi progetti documentaristici. "Grotta dei cervi di Porto Badisco" andrà a completare e
ampliare la quadrilogia "Human Adventures", gli altri sono "Adulis Project" (ultimo capitolo della quadrilogia, girato in
Eritrea), e "Capanna Carrel" in Valtournenche (Aosta).
Questo ciclo narrativo esplora, in forma simbolica e visiva, il rapporto profondo tra l’essere umano e la natura, seguendo
un percorso verticale che attraversa le dimensioni del mondo fisico e interiore. Il primo capitolo, "Cervino. La montagna
del mondo", rappresenta l’ascesa verso l’alto, l’aspirazione dell’uomo verso le vette. Il secondo, "I Leoni di Lissa", è un
viaggio in profondità, una discesa negli abissi del mare e della memoria.
Con "Grotta dei Cervi di Porto Badisco", questo viaggio prende la forma di una risalita dalle viscere della terra: un ritorno
alla superficie che non è solo geografico, ma anche simbolico, e che condurrà lo spettatore verso un nuovo orizzonte.

Figlio di un’icona della comunicazione come Mike Bongiorno, Nicolò ha trovato nella regia documentaristica la sua forma
d’arte, un linguaggio che riprende geneticamente quello del padre (la curiosità, l’approfondimento, il racconto emozionale)
ma lo applica a dimensioni ben diverse: l’introspezione, l’antropologia, la storia e la sostenibilità. la sua attenzione si sposta
verso l’esplorazione geografica e l’esperienza della natura: nel 2015 dirige "Cervino. La montagna del mondo", primo
capitolo della quadrilogia "Human Adventures", un documentario auto-narrato, intenso e contemplativo, in cui racconta
l’ascesa personale e simbolica al Cervino. Il documentario è diventato un vero e proprio punto di riferimento nel cinema di
montagna, tanto da essere presentato nel 2024 all’Istituto Lumiere di Lione. Nel 2019, con "I Leoni di Lissa", diventa
narratore subacqueo: tra archeologia e storia, segue l’immersione nella corazzata affondata del 1866 nel mare Adriatico,
ottenendo riconoscimenti da festival internazionali. Il culmine di questa traiettoria arriva con "Songs of the Water Spirits"
(2021), un documentario girato in Ladakh, regione himalayana, dove la globalizzazione e i cambiamenti climatici si
manifestano con forza, scuotendo comunità, lingue e ambienti. Il film si sviluppa su più piani: testimonianze locali, linguisti,
attivisti, immagini di ghiacciai in ritirata. Nicolò ne firma regia, sceneggiatura e produzione, con uno stile poetico,
visionario, capace di far percepire «the fragile Himalaya» e la sua resistenza all’eccesso dell’era moderna. Con "Songs of
the Water Spirits", Nicolò mette in primo piano il tema dei cambiamenti climatici e delle risposte ecologiche delle comunità,
ottenendo oltre venti premi e riconoscimenti nazionali e internazionali tra cui il premio Cinema Ambiente al 69^ Trento
Film Festival e il Premio del pubblico al 24^ Cervino Cine Mountain.

Nel progetto "Grotta dei Cervi di Porto Badisco" Nicolò Bongiorno unisce il linguaggio scientifico e quello poetico in una
riflessione sull’origine dell’arte e del pensiero umano.
La Grotta dei Cervi non è solo un sito archeologico, ma una camera della mente collettiva: uno dei punti in cui l’umanità
ha cominciato a raccontarsi con immagini, suoni e segni.
Il film documentario è un viaggio tra materia e mito, fra il primo atto creativo e il nostro presente ipertecnologico. È la
ricerca di un equilibrio tra scienza e poesia, di un linguaggio che possa ancora unire gli uomini.
Nel percorso, la grotta si rivela come archetipo universale, specchio della psiche umana.
È ventre e sepolcro, tempio e schermo primordiale.
Nel solco di un rito antico, l’uomo moderno ritrova sé stesso attraverso il paesaggio, la scienza e la poesia. "Grotta dei
Cervi" non è solo un documentario: è un poema visivo che restituisce voce alla terra e memoria al paesaggio.
Attraverso archeologi, speleologi, filosofi, poeti, e le voci della comunità locale, il film si muove dal buio della caverna alla
luce del mare, intrecciando passato e futuro. Una meditazione visiva sull’origine e sulla sopravvivenza del linguaggio
simbolico: ciò che resta inciso nella pietra e ciò che viaggia oltre le stelle.

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