Definiti i complementi di programmazione del Por, i piani attuativi della strategia di spesa delle risorse comunitarie assegnate alla Puglia nel periodo 2000/2006. Il tavolo di concertazione, che riunisce rappresentanti del partenariato (mondo politico, amministrativo, professionale e sociale), ha condiviso le ipotesi di programmazione del presidente della Regione, Raffaele Fitto, definendo quindi una proposta unitaria del "sistema Puglia", in tutte le sue componenti. Sì, perciò, di imprenditori, sindacati, organizzazioni di categoria, sistema bancario e associazioni di volontariato alle direttive regionali che regoleranno la spesa degli oltre 12mila miliardi del Por pugliese. In un successivo incontro, il presidente Fitto ha verificato anche il consenso dei rappresentanti delle autonomie locali: Anci, Upi, Uncem.
I tempi, a questo punto, si annunciano particolarmente rapidi. Lunedì 6 novembre il documento sarà all’esame della Giunta regionale. Il 21 novembre passerà all’attenzione del Comitato di sorveglianza di Bruxelles. L’ok dei commissari avvierà l’iter di approvazione formale dello strumento di programmazione: già nei primi giorni del 2001 sarà la volta dei bandi, a seguire potranno essere erogate le prime risorse.
Sui contenuti della proposta Fitto, vanno segnalati alcuni cambiamenti delle poste finanziarie, che accolgono le indicazione del "tavolo". Gli spostamenti di risorse vengono incontro innanzitutto alle esigenze del mondo agricolo e riguardano inoltre, sempre in aumento, la formazione professionale nelle piccole e medie imprese, gli incentivi turistici e il sostegno alle attività commerciali. Il ruolo degli enti territoriali, province e comuni, esce rafforzato nell’attuazione delle misure dei programmi operativi.
Nel confronto alla Regione è stato anche affrontato il nodo della composizione nel Comitato di sorveglianza a livello regionale. Fitto ha avocato la nomina degli otto rappresentanti non "di diritto" del partenariato. Sono quattordici infatti i componenti dell’organismo, in rappresentanza di Anci, Upi, Uncem e Bei (Banca europea degli investimenti), delle imprese, dei dipendenti pubblici, dei lavoratori autonomi, delle associazioni di volontariato e dei comitati per la promozione delle pari opportunità tra uomini e donne.