Sos occupazione dell'assessore Marmo al Commissario europeo per l'agricoltura, Frantz Fischler. Secondo l'esponente regionale la grave crisi della coltura del tabacco nel Salento causa un danno economico davvero rilevante", soprattutto per le ricadute occupazionali, tenendo conto che proprio nel leccese il tasso di disoccupazione sembra essere fra i più alti in Italia (23%).
Nella lettera che Marmo ha inviato a Fischler le richieste sono chiare: "interventi mirati per una soluzione strutturale dei problemi del settore, prevedere seppure in via provvisoria, un incremento del premio comunitario per tali prodotti, ovviamente legato alla qualità degli stessi, senza escludere un'eventuale mirata riduzione delle quote di produzione".
I motivi dell'attuale crisi dei tabacchi orientali sono riconducibili soprattutto a una riduzione delle quote di produzione - una disparità nei confronti dei tabacchi orientali greci che godono di un premio comunitario assai più elevato - alti costi di produzione e difficoltà di collocazione commerciale delle produzioni, a causa della crisi dei paesi dell'est.
In relazione alla già grave disoccupazione nel leccese, occorre sottolineare che in caso di abbandono definitivo del lavoro nella tabacchicoltura si verificherebbe un esubero di mano d'opera agricola pari a 1200 addetti. Attualmente la produzione del tabacco e le superfici ad essa destinate sono fortemente diminuite in Puglia e nel leccese in particolare, passando da 95.165 ettari nel 1989 a 40.215 ettari nel 1999 e da 197.317 tonn. nel 1989 a 130.763 tonn. nel 1999.
L'84% delle aziende di tabacchi italiane sono in Campania e in Puglia, di piccolissime dimensioni e con un grande fabbisogno di mano d'opera e questa è una delle ragioni degli alti costi di produzione. "La Puglia - ha detto l'assessore Marmo
- non può fare a meno di questo tipo di coltivazione soprattutto nel Salento che è la parte del territorio regionale che soffre maggiormente di una crisi occupazionale ed economica generale. D'altro canto è necessario sottolineare che non esistono grandi alternative economiche in quanto le dimensioni delle aziende di questo settore non consentono conversioni delle colture".