Non è possibile nessun passo indietro
Con riferimento a quanto in discussione in questi giorni sulle tematiche legate alla Legge Finanziaria per il 2007 ed in conformità con quanto deliberato in data odierna dalla Giunta di Confindustria nazionale, desideriamo esprimere la nostra posizione.
Confindustria considera la riduzione di cinque punti del cuneo fiscale, di cui solo tre destinati alle imprese, una misura irrinunciabile per il recupero della competitività e la crescita del Paese. Questa misura - elemento fondamentale del programma di governo - è stata ufficialmente e fermamente riconfermata ancora la settimana scorsa.
Non è possibile nessun passo indietro.
Confindustria ritiene del tutto inaccettabile l’ipotesi di trasferire forzosamente all’Inps parte del Tfr: risorse che i lavoratori scelgono liberamente di lasciare nelle imprese.
L’idea di coprire con il trasferimento del Tfr i mancati tagli di spesa pubblica, assume la forma di un esproprio ai dipendenti, ed è da respingere con fermezza.
E’ oltretutto un tipico intervento di finanza creativa che ci verrà contestato dall’Europa, in quanto non aumenta le entrate né riduce le spese.
Confindustria ricorda che la spesa pubblica italiana sfiora i 700 miliardi di euro (il 45% del Pil) e di questi, ben 630 sono spesa corrente.
Riduzioni di spesa di pochi punti percentuali sono non solo possibili ma necessarie per una manovra che guardi alla crescita e non pensi solo a logiche redistributive.
Invece, non troviamo più traccia dei tagli agli sprechi sui grandi capitoli di spesa pubblica - sanità, previdenza, pubblica amministrazione e trasferimenti agli enti locali - così come indicato nel Dpef, che si riduce sempre di più ad una sorta di libro dei sogni.
Non si taglia, e di conseguenza non ci sono risorse per la crescita, per investimenti in infrastrutture, per la ricerca e l’innovazione, come più volte annunciato.
Allo stato, la manovra appare centrata su inasprimenti fiscali che non aiutano la competitività del Paese. E non potranno essere accettati aumenti di tasse striscianti, attraverso le addizionali regionali e comunali. Gli aumenti regionali dell’Irap per coprire gli sfondamenti della spesa sanitaria rappresentano l’esempio di una strada sbagliata, che va contro la competitività, contro lo sviluppo, contro gli interessi dei giovani.