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Stabilimenti balneari chiusi in bassa stagione. Decisione dell'Autorità Marittima

Data: 30/01/2019 - Ora: 12:13
Categoria: Turismo

stabilimenti balneari

L’Autorità marittima potrebbe intimare ai titolari degli stabilimenti l’attivazione di tutti i servizi previsti per l’alta stagione

"Il mare d’inverno" non è solo una bellissima canzone di Loredana Berté, ma è anche uno dei principali prodotti del sistema turistico pugliese che continua a crescere e festeggiare riconoscimenti importanti, come quello del New York Times nei giorni scorsi. Distendersi al nostro sole primaverile o autunnale, impegnarsi in attività elioterapiche in riva al mare, degustare un drink e un aperitivo tradizionale in un lido attrezzato, però, potrebbe essere impossibile d’ora in avanti in bassa stagione. Una discutibile interpretazione dell’ordinanza balneare della Regione Puglia del 18 aprile 2018, infatti, rischia di rendere inaccessibile questo must destagionalizzante del nostro turismo. La Capitaneria di Porto-Guardia Costiera Bari, non tenendo conto delle direttive regionali, potrebbe intimare ai titolari degli stabilimenti balneari la chiusura nei periodi bassa stagione se non in regola con le norme di sicurezza previste per l’alta stagione, dal primo sabato di giugno alla prima domenica di settembre.

Se così sarà, "Tutta la Puglia, tutto l'anno, in particolare per i viaggiatori stranieri", l’ambizioso programma dell’assessore regionale al Turismo, Loredana Capone, rischia di andare in malora e, con esso, anche i 40 milioni di euro investiti in tre anni per il Piano strategico del turismo "Puglia 365".
«La situazione sfiora il paradosso – dichiara Francesco Caizzi, presidente della Federalberghi Puglia – Noi albergatori ci siamo impegnati in prima persona per la redazione del Piano strategico Puglia 365. Abbiamo sempre creduto nella destagionalizzazione quale leva principale per un sistema turistico pugliese maturo. Abbiamo lavorato affinché tali convinzioni fossero condivise dall’assessore al Turismo e adeguatamente finanziate. E adesso cosa accade? Per una interpretazione dell’Autorità marittima, assolutamente non accettabile né condivisibile, le decine di migliaia di turisti, in maggioranza stranieri, che riempiono i nostri alberghi nella cosiddetta bassa stagione, dovrebbero cancellare il mare d’inverno tra le loro attività di vacanza. Un assurdo che può arrecare danno anche al nostro turismo di alta stagione. Una cattiva figura, insomma, che danneggia la reputazione top della Puglia raggiunta con fatica e con importanti investimenti in promozione.»


«L’Ordinanza balneare della Regione – spiega il capo degli albergatori pugliesi – definisce chiaramente le attività possibili per gli stabilimenti balneari, al di là dell’usuale bagno a mare ("attività elioterapiche e ludico-ricreative, l’esercizio di bar e ristoranti e gli intrattenimenti musicali e danzanti"), fissa tutte le norme per la sicurezza, enuncia il periodo per la balneazione dal primo sabato di giugno alla prima domenica di settembre. Nella stessa ordinanza è scritto anche con chiarezza all’art. 1 comma 8 che "fuori dal periodo nel quale è assicurato il monitoraggio della qualità delle acque di balneazione e fuori dal periodo di apertura obbligatorio, le strutture balneari non sono tenute ad assicurare il servizio di salvataggio, ma dovranno rimanere esposti, all’ingresso e sulla spiaggia, in luogo ben visibile, i cartelli redatti in inglese, francese e tedesco, recanti il seguente avviso "Attenzione: balneazione non sicura – Struttura sprovvista di servizi di salvamento". L’Autorità marittima, purtroppo, ignorando tali chiarimenti, potrebbe intimare ai titolari degli stabilimenti l’attivazione di tutti i servizi previsti per l’alta stagione. Tutto questo è improponibile perché farebbe lievitare i costi di esercizio a livelli di non sostenibilità. Il danno e la beffa deluderebbero i nostri turisti e vanificherebbero gli sforzi e gli investimenti fatti dalle istituzioni regionali e supportati dalle categorie che operano nella filiera del turismo. Meno arrivi, insomma, meno fatturato, meno posti di lavoro e addio sistema turistico pugliese.»

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