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Adozioni in Bielorussia. La Puglia chiede aiuto a Mattarella

Data: 25/06/2015 - Ora: 16:49
Categoria: Politica

bambini

Il deputato pugliese Scagliusi (M5S), di concerto con alcune famiglie pugliesi, invita il Presidente della Repubblica ad occuparsi della situazione

Dopo le numerose proteste e segnalazioni, una dozzina di genitori pugliesi, forti del supporto dato dal deputato Emanuele Scagliusi (M5S), membro della Commissione Affari Esteri e vicepresidente del comitato permanente per i diritti umani, hanno indirizzato una lettera al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con la quale lo invitano ad intervenire sulla gestione delle adozioni internazionali in Italia, con particolare riferimento alla gestione delle adozioni dalla Bielorussia, da un po' di tempo avvolta in una nube di incertezza e confusione. In particolare, il riferimento è all’intricata situazione "politico-burocratica" che rallenta di anno in anno le adozioni dalla Bielorussia travolgendo le ragioni, la sensibilità ed i bisogni di questi inermi cittadini.

Già nel 2013, visto il calo nel numero di adozioni ed affidi, l'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva chiesto esplicitamente al Parlamento di affrontare i problemi che scoraggiano tanti genitori ad intraprendere il cammino. Il risultato portò allo sblocco di un cospicuo numero di adozioni. Adesso, il tutto sembra esser tornato nella situazione di stallo precedente. Nel 2014, infatti, sono state inviate alla Commissione Adozioni Internazionali (CAI) circa 150 richieste da parte di tutte le associazioni per l'adozione di oltre 170 minori. Inoltre, ci sono circa 40 famiglie di vecchi elenchi che non possono adottare poiché i bambini accolti si trovano presso le case famiglia in Bielorussia. Tuttavia, sono numerose le associazioni che già da parecchi mesi, insieme alle famiglie, segnalano una loro grande difficoltà nel comunicare con la CAI.

"Dopo le numerose segnalazioni ricevute già dal gennaio 2014 - dichiara il deputato pugliese Emanuele Scagliusi (M5S), che ha portato da tempo la questione all’attenzione del Parlamento - ho depositato alcuni atti di sindacato ispettivo ed una risoluzione che agevolasse le operazioni di adozione dalla Bielorussia. Inoltre, ho provato più volte a fissare un incontro con la Presidente della CAI, la dottoressa Silvia Della Monica ma, nonostante siano trascorsi oltre tre mesi dalla mia richiesta, attendo ancora riscontro. La CAI, che fa capo al Presidente del Consiglio, dovrebbe promuovere ogni sei mesi una consultazione con le associazioni familiari a carattere nazionale e di attuare incontri periodici con i rappresentanti degli enti autorizzati al fine di esaminare le problematiche emergenti e coordinare la programmazione degli interventi attuativi dei principi della Convenzione, come previsto dal regolamento emanato con D.P.R. n. 108 del 8 giugno 2007 – continua Scagliusi (M5S) – ma, da oltre un anno, si assiste ad una commissione che comunica poco o nulla con gli enti da essa stessa accreditati. Le stesse difficoltà che ho riscontrato personalmente nel chiedere un incontro con la Della Monica". Da qui la necessità di scrivere al Presidente Mattarella, invitandolo a far sentire la sua autorevole voce a sostegno di quei bambini il cui destino è stato segnato dal dramma dell’abbandono, ai quali la vita ha negato finora il senso e il gusto dell’infanzia, affinché riacquistino la speranza per un destino migliore.

"La nostra vita è radicalmente cambiata. Abbiamo intravisto la prospettiva di donare a bambini bisognosi la realtà di un affetto, la possibilità di un’educazione completa, la speranza di un futuro protetto, cioè tutto e ancor più di tutto quello che è una ‘famiglia’ – scrivono i genitori al Presidente della Repubblica – Oggi, apprendiamo che le liste successive a quel fatidico marzo 2013 sarebbero state inoltrate in Bielorussia. Eppure, senza un deciso intervento politico del Governo italiano che ristabilisca quel filo diplomatico con le autorità bielorusse, temiamo che ogni pratica risulterà inevasa, accumulandosi stancamente sulla scrivania di qualche burocrate".

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