Il Tar di Lecce giudica legittimo la sovvenzione alla Theutra da parte del Comune
Contro il provvedimento comunale si erano mossi i consiglieri del centrosinistra
Il Tar Lecce ha rigettato il ricorso proposto contro il Comune di Lecce dai consiglieri comunali di centrosinistra Rotundo, Foresio, Spoti, Porcari, Spagnolo, Torricelli, Colucci, Povero, Benincasa e Signore contro una deliberazione della Giunta comunale con cui legittimamente si è attribuita una sovvenzione alla cooperativa Theutra finalizzata ad incentivare un’attività economica in funzione propulsiva dello sviluppo culturale e turistico della città. In tal modo il Tar di Lecce ha accolto le tesi difensive sostenute dall’avvocato Laura Astuto dell’Avvocatura comunale, secondo cui la Giunta del Comune di Lecce è l’organo competente a deliberare “la concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi e vantaggi economici di qualunque genere a enti e persone” e, pertanto non sono state violate le competenze del Consiglio comunale in materia di organizzazione, concessione dei pubblici servizi e affidamento di attività o servizi mediante convenzione.
La sentenza ha sancito un importante principio in materia di legittimazione ad agire dei Consiglieri comunali volto a definirne gli ambiti e al tempo stesso i limiti. Con tale sentenza, infatti, si è stabilito che il singolo consigliere comunale è legittimato ad impugnare atti dell’Ente a cui appartiene solo ed esclusivamente nell’ipotesi in cui i vizi denunciati si sostanziano nella lesione del diritto all’ufficio e, quindi, unicamente solo nell’ipotesi in cui si sia stato impedito agli stessi di esercitare le loro funzioni. Ebbene il Tar ha acclarato che il Comune di Lecce non ha in alcun modo impedito o limitato le prerogative dei Consiglieri di minoranza e, di conseguenza, che era del tutto pretestuoso il tentativo operato dagli stessi di mascherare sotto le mentite spoglie di una lesione del loro diritto all’ufficio la reale intenzione di proporre un’azione semplicemente diretta a contestare scelte legittime dell’Amministrazione comunale. Di fatto si è trattato di un tentativo di trasferire in sede giudiziaria questioni che devono essere risolte in sede politica e di un modo per colpire iniziative utili all’economia e allo sviluppo del territorio.
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